Parity rate: l’Italia cambia le regole

Stop alla parity rate per le strutture alberghiere. L’emendamento al Disegno di Legge Concorrenza approvato con 434 voti favorevoli e 4 contrari alla Camera lo scorso 6 ottobre, elimina le clausole che vincolano gli alberghi a non offrire, sia on line che off line, le proprie strutture a prezzi e condizioni migliori rispetto a quelle pubblicate sui portali di prenotazione delle agenzie di viaggio on line. Insomma gli alberghi italiani sono più “liberi” di fare concorrenza alle OLTA. L’emendamento introduce così una regola valida per tutti gli operatori sul mercato, in modo analogo a quanto avvenuto in Francia con la così detta legge Macron approvata dall’Assemblea Nazionale lo scorso 10 luglio, che ha introdotto nel Codice del turismo un apposito articolo di disciplina dei rapporti tra piattaforme di prenotazione e albergatori e ha stabilito che questi ultimi mantengono in ogni caso il diritto di determinare liberamente le condizioni di offerta dei propri servizi nei confronti del consumatore finale. L’emendamento si applica infatti a tutti gli intermediari, e non solo alle piattaforme di prenotazione online. Con questa decisione gli albergatori italiani saranno in grado di offrire ai loro clienti qualunque accordo o tariffa vantaggiosa che considerino appropriata. “Si tratta di una decisione che dà ragione al mercato e al buon senso – spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi – e stabilisce un nuovo e più corretto equilibrio nel rapporto tra le imprese ricettive e le multinazionali dell’intermediazione, completando il percorso che l’Antitrust aveva iniziato e timidamente lasciato a metà. Non tutti lo sanno, ma quando un portale promette il miglior prezzo, in realtà sta dicendo che ha proibito all’albergo di offrire un prezzo più conveniente sul proprio sito internet. Quando la legge entrerà in vigore, dopo la definitiva approvazione in Senato, tutti gli attori saranno spronati a nuovi investimenti e ad una gestione più efficiente. Gli alberghi che vorranno potenziare le vendite dirette dovranno aumentare gli investimenti in tecnologia e nella formazione degli addetti. A loro volta, i portali, non potendo più contare sulla rendita di posizione offerta dalle clausole di parity, dovranno investire sulla qualità del servizio e sulla riduzione delle commissioni”.

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