Cina, un viaggio che non ti immagini

Quasi undici ore di volo da Milano, passando per Zurigo, ci sono necessarie per raggiungere la capitale della Repubblica Popolare Cinese. Un viaggio lungo, ma che è subito ripagato dalle bellezze di Pechino, centro politico, culturale e di scambio internazionale del Paese, che vanta tremila anni di storia e che noi di Trend abbiamo la possibilità di visitare, e di raccontare, grazie all’invito dell’Ente del Turismo Cinese in Italia. Il cielo sulla città al nostro arrivo è grigio e uggioso, ma in poco tempo, quasi per magia, i primi raggi di sole cominciano ad apparire e a riflettersi sul Tempio del Cielo, la prima visita della nostra giornata. Edificato nel 1420, l’edificio ci porta lì dove gli imperatori delle dinastie Ming e Qing prestavano omaggio al cielo e pregavano per ottenere buoni raccolti. Dal più grande complesso religioso presente in Cina il passo è breve fino alla più grande piazza del mondo. Eccoci infatti subito dopo sulla superficie della gigantesca Piazza Tian’anmen dove trovano sede il Monumento degli Eroi del Popolo, il Mausoleo del Presidente Mao Zedong, la Torre della Freccia e l’entrata principale d’accesso al Palazzo Imperiale, dove è impresso il volto di Mao, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese e che è diventato un simbolo riconosciuto a livello mondiale. Sin dall’ingresso della Città Proibita ci si immerge nell’epoca imperiale. Gli edifici sono stati infatti dimora di ben 24 imperatori delle dinastie Min e Qing. Con 9.999 stanze complessive, tanto da ripetere il numero considerato il più fortunato dalla numerologia cinese. Il giorno successivo, a bordo dei risciò a pedali, visitiamo gli Hutong: antichi vicoli caratteristici della vecchia Pechino Beijing, dove si possono scovare laghi, antiche residenze, templi e torri come quella famosa dei Tamburi. Su entrambi i lati sono disposte le Siheyuan, le caratteristiche abitazioni quadrangolari, che si affacciano su un cortile centrale, dai colori tipici del paesaggio cinese, il blu del cielo, il verde che simboleggia i funzionari, il giallo degli imperatori, e il rosso porpora, colore dominante dell’intera città. Fuori dalla colorata e vivace Beijing, popolata da ben 22 milioni di abitanti, lungo le montagne ondulate della periferia, ci appare sin dalla funivia, una “meraviglia del mondo”. È lì come immutata dall’inizio della sua costruzione nel 220 a.C., mentre l’ultimo completamento risale all’epoca Ming, tra il 1368 e il 1644. È la Grande Muraglia Cinese, che si estende per 8.800 chilometri e che riesce ad offrirci una vista affascinante. Il cielo è limpido e ci permette di scorgere, dalle sue torri, i grattacieli di Pechino, che dista appena un’ora e mezzo di viaggio. Il rientro in città si fa succulento. Siamo infatti invitati in uno dei più prestigiosi ristoranti per gustare la Kaoya, la famosa anatra laccata, tipico piatto della gastronomia cinese. Occorrono invece oltre tre ore di volo per raggiungere, nel terzo giorno del viaggio, Jiayuguan. La città prende il nome dal passo e dalla fortezza che lo difendeva e che venne costruita nel XIII secolo durante l’epoca Ming. In realtà la Jiayuguan “moderna” ha soli 50 anni anni di vita, una città giovanissima che conta 300mila abitanti e che quest’anno è stata scelta come meta per l’inaugurazione della Festa del Turismo della Via della Seta. Anche perchè 4 milioni e 600 mila sono state le presenze in città nel 2014, in gran parte turisti cinesi, cifra che si conta di raddoppiare però in vista dell’apertura del nuovissimo parco divertimenti Fantawild. Sono stati 126 milioni sono invece i turisti che hanno visitato nello stesso anno la provincia del Gansu, anche detta “il tratto d’oro della Via della Seta” per l’abbondanza di risorse storico-culturali e per gli scenari ricchi e particolari. La tappa succesiva ci porta quindi a Dunhuang, città che custodisce una grande parte del tesoro della Via della Seta: lo strategico passo Yumen costruito dalla dinastia Han occidentale nel 121 a.C., incorniciato dai resti della Grande Muraglia della stessa epoca, ne fa parte. A 90 chilometri da qui, sempre nei pressi di Dunhuang, si trova il Parco Geologico Nazionale Yadan, una distesa di enormi massi di argilla che a causa dei fenomeni atmosferici hanno assunto forme tra le più buffe e svariate. Ne bastano invece 25 di chilometri dalla città per raggiungere le Grotte di Mogao. La leggenda narra che, le opere contenute all’interno delle rocce ricavate nella montagna, siano state realizzate a partire dal 366 d. C. per volere di un monaco buddista. In mille anni sono state scolpite 492 grotte contenenti 2.400 statue e 45mila metri quadrati di affreschi. Questo inestimabile tesoro dell’arte cinese è stato riconosciuto patrimonio mondiale dall’Unesco nel 1987. Il nostro cammino lungo la Via della Seta si conclude infine nel Deserto del Gobi. Qui, dalla sommità delle dune, raggiungibili a piedi, in cammello o in quad, si riesce ad ammirare la sorgente della Luna Crescente, un’oasi di acqua a forma di mezza luna dai colori davvero suggestivi. Quasi poi come a chiudere un cerchio, nella nostra ultima giornata in Oriente ritorniamo nella grande capitale Beijing. Qui abbiamo la fortuna di essere portati a visitare il Centro d’Arte Contemporanea 798, ovvero il distretto che è il nido della nuova generazione artisitca pechinese. Quelle che un tempo erano fabbriche militari abbandonate, sono state tramutate in gallerie, centri culturali e studi di progettazione da giovani artisti. Un luogo questo, nel quale la tradizione cinese dell’antico si integra armoniosamente con gli elementi moderni della cultura occidentale.

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